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Libri
IL PIANETA PROIBITO



Collana promossa dalla Fondazione Libero Bizzarri all’interno del Premio Libero Bizzarri.



Tuoni_prima_del_Maggio Titolo 1967 Tuoni prima del Maggio
Autore a cura di Italo Moscati
Editore Marsilio
Anno 1997
Pagine 220
ISBN 88-317-6714-3


Il 1967 fu un anno d'ombra, destinato a essere dimenticato da tutti, dopo che il suo fratello più piccolo, il 1968, arrivò e si prese lo spazio disponibile in famiglia. Una famiglia composta di milioni di giovani di tanti paesi dei mondo, ragazzi senza padre né madre, nel senso che ne avrebbero volentieri fatto a meno per scegliersi da soli il loro destino. Era la prima spettacolare illusione di alcune generazioni cresciute negli ultimi anni e subito dopo la seconda guerra mondiale; ratificata da famosi studiosi di sociologia e di psicologia, illustrata dagli obiettivi scatenati dei fotografi e dei registi dei cinema e della televisione, cullata dal sogno di inventare una realtà in grado di dare terra buona per coltivare la fantasia creativa e l'utopia di una rivoluzione che non somigliasse ai bagni di sangue delle altre finite nei libri di storia. Le macchine da presa ronzavano, raccogliendo immagini di vita fatta di aurore e drogata d'innocenza, mentre i registratori assorbivano parole, suoni e rumori ingenui come vagiti. Mai, in precedenza, una folla di ignoti figli dei proletariato e della piccola borghesia era stata degna di altrettanta attenzione. Questi giovani volevano essere protagonisti. li cinema e la televisione li resero tali per i loro film e le loro trasmissioni. Strani protagonisti, immortalati sul grande e piccolo schermo, ma invisibili perché confusi nella moltitudine, chiusi nell'anonimato delle grandi società di massa. 1967. Tuoni prima del Maggio riguarda costoro e chi ha vissuto gli anni della contestazione senza la pretesa di trasformarsi in classe dirigente, anche se Il gioco delle circostanze e dei passaggio fra le generazioni in qualche caso ve li ha inseriti. Il libro, composto a più mani, è solo un tentativo di accennare alla storia di personaggi rimasti nel buio alla vigilia dell'esplosione nelle aule universitarie, nelle fabbriche, nelle piazze e nelle strade di quella controversa rivoluzione che fu il 1968. È un racconto che si snoda nel cinema, in particolare nel documentarismo, e che si agita nelle cineteche e negli archivi della televisione nella speranza di essere capito. Perché si faccia luce sulle ombre.


1969_un_anno_bomba Titolo 1969 Un anno bomba
Autore a cura di Italo Moscati
Editore Marsilio
Anno 1998
Pagine 248
ISBN 88-317-7016-0


Con il 1969 tutto prese gran velocità. L’Italia si era lasciata alle spalle la lunga stagione degli anni sessanta culminata con la contestazione studentesca, un po’ festa come in California, dove una rude polizia usava i manganelli, ma c'erano a fare da anestetico le belle canzoni di Bob Dylan, le ragazze dalle grandi tette, i baci dei leader carismatici; e un po’ rivoluzione speciale, emigrata dall'America alla vecchia Europa in preda a indecifrabili inquietudini giovanili. Era una rivoluzione all'aria aperta,fuori dalle aule polverose,fuori dalle case dai tavoli in fòrmica, fuori dalle chiese e anche fuori di testa, vissuta nei sacchi a pelo e negli eskimo. A proposito di testa, ci si toccava tra i capelli dopo qualche manifestazione e si ritiravano le dita intinte di rosso. Si scopriva la rudezza anche dei poliziotti italiani; ovvero,come scrisse Pier Paolo Pasolini, nei figli dei popolo scatenati dal potere contro i figli della borghesia che proprio in quel '69, l'anno delle lotte operaie e dell'autunno caldo, erano affascinati dal mito dei lavoratore dal pugno chiuso e dalla verità incorporata. Accadde che gli studenti prima trasformarono gli operai in professori della lotta di classe e poi pretesero di insegnare loro come andava fatta la nuova rivoluzione. Il sangue tra le dita non era nulla al confronto dei sangue che scorreva nel cinema, anche se Profondo rosso verrà cinque anni dopo. Ma a poco a poco i rivoli diventarono torrenti e fontane. li sangue non era la vernice color pomodoro usata sul set, era un liquido di sapore dolciastro che tutti potevano riconoscere, Negli scontri di piazza o nei locali della Banca dell'Agricoltura dove esplose la famosa bomba in cerca d'autore. Così, da allora, il sangue si mescolò al piombo e prese il posto della politica. I cineasti dicevano di voler abbandonare la macchina da presa ma correvano in piazza a filmare: qualcuno andò in Africa o a Cuba a scuola di guerriglia, talvolta si seppe che non era vero; qualcun altro scelse di fare il rivoluzionario di professione, spesso fini a fare il portaborse. Questo libro è una seconda tappa, dopo 1967. Tuoni prima del Maggio, per ricostruire un periodo controverso e ancora oggi denso di aspetti sconosciuti, nonostante i diari, le memorie, le biografie che continuano ad accumularsi. Non a caso in questo viaggio la tappa saltata è il 1968, l'anno che nel gioco dei ricordi si è affollato di una gran quantità d'inquilini e di altrettanti equivoci. Raccontare gli anni che gli si stringono intorno serve a capirlo meglio. Perché, come nel Mocbeth, l'acqua dei tempo che passa non riesce a lavar via il sangue che prese il posto delle parole.


addio_jimi Titolo 1970 Addio Jimi
Autore a cura di Italo Moscati
Editore Marsilio
Anno 1999
Pagine 234
ISBN 88-317-7241-4


Il rock? un vero bluff. Così, anzi con una definizione ancora più drastica e pesante, un periodico italiano dedicato alla «musica ad alta energia» ha intitolato provocatoriamente un inserto pubblicitario sul rock. Un bluff, chi lo avrebbe mai detto. Eppure, a distanza di cinquant'anni dalla comparsa di Rock Around the Clock, la provocazione va presa sul serio. Nella storia dei Novecento, facendo i conti con un passato che si scioglie nei presente, i suoni e o gli ultrasuoni proposti da Bill Haley, Elvis Presley, i Beatles, i Rolling Stones, Janis Jopiin, naturalmente da Jimi Hendrix che se ne andava con Janis proprio nei 1970, e da numerose altre grandi rockstar, stanno appassendo sotto gli occhi di tutti. Le foto che ci presentano il veloce, tormentato, appassionante cammino di opere cariche di emozioni e di personaggi amati e discussi, sembrano venire da un al di là prossimo ma già lontano, un mondo di fantasmi che ha il calore dell'inferno o il tepore di un purgatorio. Anche le immagini dei cinema che alla presa diretta dei primi concerti o delle storie nascenti delle star sta sostituendo nostalgiche sedute spiritiche, giungono a noi come frammenti di un romanzo senza troppa gloria, entusiasmante e doloroso, purtroppo carico di ricordi senza risposte sul futuro. Il rock, come tante altre cose, cambia per non morire, ma il suo saluto possiede l'incantamento drammatico di un addio aperto, pronto a nuove scommesse. Facendo leva sulle immagini,specie quelle dei cinema,ecco un libro che si propone di contribuire a tracciare un bilancio oltre le generazioni. Fatti, rievocazioni, incontri, paesaggi, forti racconti compongono un ritratto che non si fa catturare, e che proprio perché sfuggente e provvisorio esprime un'inquietudine in cui s'affacciano violenze, promesse. La vitalità di un bluff che trova una verità nel rifiuto anche quando trova alleanze con i mercati dei tempio stracolmi di ribalte e schermi. Ma, c'è da chiedersi, si tratta davvero di un bluff, di una impostura? o è invece il trucco, il travestimento per denunciare l'impostura di tutto ciò che lo circonda?


2001_un_altra_odissea Titolo 2001: un’altra Odissea
Autore Italo Moscati
Editore Marsilio
Anno 2000
Pagine 176
ISBN 88-317-7536-7


Il nuovo libro di Italo Moscati è dedicato al cinema di fantascienza e porta nel titolo una data che rimanda a uno dei più celebri film di questo genere affascinante, quello di Stanley Kuorick realizzato nel 1968. 2001: un'altra Odissea è il quarto capitolo di una serie che ha avuto e ha molto successo; dopo 1967. Tuoni prima del Maggio, 1969. Un anno bomba e 1970. Addio Jimi, continua il racconto dell’autore sul passaggio fra il Novecento e il nuovo secolo, un viaggio che parte dal cinema e si apre a tutti quei documenti e personaggi che possono illustrare da vicino i percorsi della vita, della cultura, dell'arte e dei costume nei nostro paese inserito nei grandi processi di trasformazione. In questo senso, se il cinema ha spesso guardato ai futuro, il futuro si è innamorato dei cinema facendone il mezzo più adatto per le sue sfide e le sue conquiste. Moscati, scegliendo come punto di partenza il film di Kubrick, intende ripercorrere le attese e gli effetti della corsa verso il domani che sono presenti in fatti,eroi, non eroi, visioni e incubi, nei quali si avvertono i presentimenti di quel che potrà accadere. Nel volume si possono ripercorrere i tentativi e le esperienze - dalle avanguardie storiche alle neoavanguardie, dalle nuove tecnologie elettroniche al cinema capace di tenere il passo con i cambiamenti -, attraverso i quali diventa possibile capire la ricerca, la voglia, l'ansia di andare incontro a ciò che si prepara al di là delle immagini spiate nelle tante sfere di cristallo sempre di moda. La strada scelta dall'autore è quella di proporre una sorta di Antologia di Spoon River per narrare l'odissea nascosta di chi ha rischiato per il gusto dell'avventura e della scoperta nel secolo dominato dai massmedia, di chi si è lanciato contro le parole d'ordine e i modelli autoritari della società e della comunicazione. Il cinema è al centro di una cronaca fantasiosa, ma profondamente ragionata, che si ramifica in molte direzioni per riconoscere e documentare le influenze suscitate e assorbite dallo stesso cinema in una impetuosa tensione verso le realtà che si vedono e quelle che si inseguono anche oltre le nuvole, oltre il volo dei razzo di Georges Méliès che s'infila nell'occhio della Luna.


Le_scarpe_di_J_Kerouac Titolo Le scarpe di Jack Kerouac
Autore Italo Moscati
Editore Marsilio
Anno 2000
Pagine 176
ISBN 88-230-0511-6


Allacciatevi le scarpe e partite. li nuovo libro di Italo Moscati parte da lontano, dal mitico On the Road (Sulla strada) di Jack Kerouac, e da molto vicino, dalla situazione in cui vive e si muove lo smaliziato spettatore della contemporaneità tra le immagini delle televisioni - e non più della vecchia televisione -, del cinema, di Internet. Il lettore scoprirà un itinerario che spazia nei paesaggi verso i quali andiamo o che ci vengono incontro, mentre siamo seduti davanti agli schermi piccoli o grandi, o mentre saliamo siigli antiquati mezzi di trasporto di sempre. La fantascienza è atterrata o si frantuma. La geografia non è più la stessa delle carte o dei mappamondi. La storia sembra smarrita, in cerca di bussole. Ed ecco che, senza la pretesa di colmare le distanze, il libro si concentra su un cammino costellato di racconti: un viaggio in otto tappe nell'America che non è più quella di Sulla strada e neanche quella che abbiamo conosciuto prima della ferita nel cuore di Manhattan; una Trilogia della paura, ovvero tre film-documento per la tv che da Manhattan sviluppano una ricerca dietro le cronache delle guerre combattute o annunciate o dimenticate; e infine alcune brevi guide nella foresta globale dei mass media. Siamo in tempi di breaking news, le notizie che irrompono sul video, e c'è bisogno di nuove scarpe adatte per camminare dentro le realtà che propongono.









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